martedì 2 febbraio 2010

Taiwan - Tibet. Trova le differenze

Che differenza c’è fra Taipei e Dharamsala? Facile: la prima ospita un governo democratico che è riuscito, nel bene o nel male, a proporsi come contraltare dell’imperialismo cinese. L’altra ospita un governo in esilio, quello tibetano, che sempre di più viene visto come fumo negli occhi da parte di molti, troppi leader occidentali. Barack Obama e la sua Amministrazione hanno tenuto fede ai patti stipulati con Taiwan e, settimana scorsa, hanno inviato armi per sei miliardi di dollari nell’isola. Con il pretesto di «mantenere la stabilità sullo Stretto». Ma la stessa Amministrazione si è rifiutata di incontrare il Dalai Lama, lo scorso novembre, per non irritare i notabili di Pechino. Oggi, il governo cinese ha mandato un nuovo, chiarissimo segnale a Washington: niente incontri con il leader tibetano quando questi, il 16 febbraio, scenderà sul suolo statunitense. E invece di mandarli a quel paese, i dirigenti Usa hanno cincischiato a mezza bocca. In Tibet c’è un popolo vessato, costretto a subire l’immigrazione coatta dei cinesi di etnia han, con sempre meno libertà religiosa e sociale. In Tibet non si può professare liberamente una religione, non si può parlare l’idioma locale, non si possono fare affari lucrosi. A Taiwan, invece, prende sempre più piede l’idea di trattare con la Cina continentale un’annessione bilaterale, al modico prezzo di una piccola limitazione di autonomia, per migliorare quei commerci che per i cinesi di entrambi i lati dello Stretto sono al primo posto, sempre. E gli Stati Uniti, invece di aiutare il popolo vessato, decidono di sostenere quello che sta trattando. Riposa in pace, Ronald Reagan. Noi aspettiamo ancora (invano) un tuo degno erede.

5 commenti:

  1. Quando vivevo a Hong Kong mi aveva sempre sorpreso il fervente nazionalismo dei cinesi. Dopo HK e Macao, l'unica spina che rimane e' la questione di Taiwan. Per i cinesi non ci sono dubbi. Fa parte della motherland. Non credo in un'annessione ma il solito status quo...Finche dura.
    Saluti dall'oriente

    RispondiElimina
  2. La pensavo anche io come te, fino a che non è salito al potere il presidente nazionalista Ma. Come saprai, hanno iniziato a firmare accordi commerciali bilaterali molto più imponenti di quelli mai accettati da Taipei... E lo status quo regge fino a che gli Usa lo vogliono... Comunque staremo a vedere!

    RispondiElimina
  3. Si. Non dimentichiamo che Taiwan e' una democrazia e Ma puo dire e fare quello che vuole, i taiwanesi non hanno nessuna voglia che il loro paese diventi parte del "mainland"
    不統,獨 (non so se i caratteri sono giusti ;-))
    Detto questo gli investimenti taiwanesi in cina se non sbaglio sono aumentati del 40% circa...
    Adesso vediamo cosa succede con la vendita di armi. Interessante....
    Saluti

    RispondiElimina
  4. Credo che in questo 2010 vedremo degli sviluppi interessanti. L'Anno della Tigre prospetta cambiamenti, ed è l'economia a muovere sempre più il Zhong Quo.
    Saluti a te e complimenti per il blog!
    A presto

    RispondiElimina
  5. ;-)
    Il mio blog e' uno sfogo . poco serio...Mi diverto
    Saluti dall'Asia

    RispondiElimina